Estate teatrale 2019

(click sul singolo spettacolo per ingrandire)

 


 

Programma spettacoli 25^ Estate Teatrale

TEATRO ARENA TORCOLO

di CAVAION VERONESE

ORE 21,15

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SABATO 15 GIUGNO

TEATRO INSIEME

di Zugliano (VI)

COINQUILINO CERCASI…

”Ch’el cielo me la manda bona”

Commedia liberamente tratta da “Vin santo” di Roberto Giacomozzi

Traduzione, adattamento e Regia di Gabriella Loss

La storia si svolge ai giorni nostri a Venezia dove, come ogni estate,  si riversa sulla città una folla di turisti da tutte le parti del mondo. Curiosi, festanti, macchine fotografiche al collo invadono calli e campielli scattando migliaia di foto e occupando case ed alberghi. Ma questa sarà, per Padre Cirillo, un’estate indimenticabile. Date le molteplici esigenze della sua parrocchia, il simpatico e tranquillo “padre” decide, per racimolare un po’ di denaro, di subaffittare una stanza del suo appartamento, ma la decisione non sarà priva di conseguenze. L’arrivo di un coinquilino “molto speciale” e di altri bizzarri personaggi (un’ esuberante venditrice di cosmetici, una portinaia ficcanaso, un portinaio comunista, un eccentrico agente immobiliare, uno scatenato aspirante artista,  il papà smemorato e… ciliegina sulla torta, una ricca zia australiana) stravolgerà la vita del povero Cirillo, catapultandolo, suo malgrado, in un turbinio di situazioni esilaranti e surreali… Come ne uscirà?

“Chi VERRA’ vedrà” dise el proverbio! (modificato ad hoc)

 

SABATO 6 LUGLIO

TEATRO DELLE ARANCE

di San Donà di Piave (VE)

I PROMOSSI SPOSI

Liberamente tratta dal romanzo I Promessi Sposi

Adattamento e Regia di Giovanna Digito

Un allestimento vivace e ritmato con dialoghi, balletti, musiche ed ambientazioni che accompagneranno lo spettatore in una kermesse di spassoso divertimento. Immutate le tematiche: Amore, Fede, Potere e Giustizia, rappresentate attraverso i personaggi originali del romanzo e interpretati con spiccata ironia da nove attori, in una importante scenografia, in cui non mancheranno effetti di illuminotecnica. Un’opera tradizionale e originale allo stesso tempo, allestito per ottenere il gradimento del pubblico.



SABATO 13 LUGLIO

Compagnia Teatrale EL TANBARELO

di Bellombra (RO)

DON CHECO

Commedia comico dialettale di Attilio Rovinelli

Regia di Giuliano Visentin

La commedia è uno spaccato di vita paesana. E' ambientata negli anni '30 in un piccolo paese di montagna al centro del quale emerge la figura di Don Checco, un prete schietto, onesto, sincero e leale che per ricondurre sulla retta via la pecorella smarrita adopera un certo "ASPERSORIO" e adotta metodi, per la verità, alquanto discutibili, ma che sono frutto del suo carattere forte e del suo temperamento esuberante ed istintivo. Contribuiscono, poi, a rendere la commedia ancor più spassosa e divertente alcuni personaggi caratteristici e particolari fra i quali spicca la figura di Caneta il carrettiere. C'è inoltre il Comitato della Moralità, la maestra del paese, il Monsignore, il Podestà ed altri simpatici personaggi che danno davvero spessore e rendono felicemente ricca una trama che pur non avendo molte pretese, si presenta scorrevole, piacevole ed oggettivamente realistica. E' il caso di dire che alla fine "tutto finisce in gloria" in quanto, trionfa il senso della giustizia e della verità contro la facile ipocrisia, il bigottismo, il pettegolezzo e la calunnia.

 

SABATO 27 LUGLIO

NAUTILUS CANTIERE TEATRALE

di Vicenza

Compagnia vincitrice del Premio Lina Vicentini 2018

LA PRESIDENTESSA

di Charles-Maurice Hennequin e Pierre Veber

Regia di Daniele Berardi (consulenza artistica di Piergiorgio Piccoli)

La vita scorre tranquilla e un po’ monotona nel borgo provinciale di Gray, con scarse soddisfazioni professionali e familiari. Ma se quasi contemporaneamente piombano in casa del Presidente del Tribunale un’avvenente attricetta di varietà e l’apparentemente irreprensibile Ministro della Giustizia, ecco che le vicende si complicano, i ruoli si confondono e gli equivoci si amplificano, trascinando i protagonisti fin negli austeri palazzi governativi di Parigi, in una girandola di scoppiettante comicità che trascinerà tutti verso il lieto fine. Questo allestimento si rifà allo spirito del vaudeville, dove i personaggi e le situazioni si susseguono vorticosamente, con il contorno di musiche belle époque, all’insegna del puro divertimento.

 

SABATO 10 AGOSTO

IL SATIRO TEATRO

di PAESE (TV)

Gigi Mardegan in

DIESE FRANCHI DE AQUA DE SPASEMO

Liberamente tratto dall'opera omonima di Jane Connerth -  Canova Editore

Drammaturgia e Regia di Roberto Cuppone

 

L’umanità contadina veneta della prima metà del secolo scorso nelle memorie di un medico di campagna.

Un dotorìn rumeno, un sìngano, uno de noialtri, resta tajà fora dala guera e verse un ambulatorio nelle campagne fra Venezia e Treviso, ‘a terra goldoniana dea “villeggiatura” – ma da la parte de chi che la sapa. El parla talian tanto quanto quei che va da lu, cioè gnente; e alora ghe xe da domandar (ce naiba!, cossa xe el “molton”, el “baco”, ‘e “brochete”, ‘a “rafa”, ‘e “ferse”), da ridar (“Dotor, so drio spetar…”, “Ecco brava aspetti il suo turno”) o da pianzer (“tompinara” o carcinoma, n’importa ‘a tradussion). Ma el dotorìn xe de quei che no mola: dal ‘48 al ‘58, dal casin dee bombe al boom dei schei, diese ani de vita, diese franchi de aqua de spasemo no se nega a nessun: placebo, plăcere, piaser al Signor. E dimostra che ale volte essar straniero vol dir aver pi rece per scoltar.

In una stalla adibita ad ambulatorio di fortuna – un scalon da bruscar come attaccapanni, una bunela come lettino e nell’angolo un scagnel da monzar – quattro personaggi di quella remota campagna veneta, così lontana eppure per noi ancora così vicina, bussano alla “nuova” scienza, confrontano antiche rassegnazioni con nuovi rimedi. Quattro vinti dalla storia, Campanèr e Sante, Mercede e Cristiàn, mezzo secolo dopo restituiscono a quel dottorino coraggioso, simbolicamente fuori scena, la loro lezione di ignorante saggezza.

Come si fa a non capire – sembra chiedersi Campanèr – che dare ai mali nomi di animali è naturale, è il primo modo di conviverci, di farsene una ragione, per chi, come un contadino, fa una vita da bestie?

Come fa un dottore, uno scienziato, a non conoscere l’araldica dei Santi Ausiliatori – si domanda Sante – quattordici custodi che da secoli offrono il rimedio più sicuro per ogni malattia: la fede?
Come si può opporsi alla contabilità naturale delle vite date e delle vite rese, se il dodicesimo figlio può essere l’ultimo per Mercede, alla sua età, è segno che così vuole il Signore?
E dunque, conclude Cristiàn, cosa curare e soprattutto perché, se tutto per tutti, bestie e cristiani, è già segnato sul calendario, come le stagioni e i lavori dei campi?
Se poi – grazie al gioco del teatro – che resuscita questa cultura estinta (appena ieri) la confrontiamo con quella che l’ha sostituita oggi, quella medicina anonima che per curare i mali rischia di non curare gli ammalati, allora non si sa più quale delle due ci sembri più lontana.
Non si sa più se ridere o piangere.

 

SABATO 24 AGOSTO

TEATRO IMMAGINE

di Salzano (VE)

LA STRANA STORIA

DEL DOTTOR JEKYLL & MR. HYDE

di Benoit Roland e Roberto Zamengo da R.L. Stevenson

Regia Benoit Roland

Perché il « Dottor Jekyll & Mr. Hyde » ?

Quando ho riletto “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde”, scritto nell’800 dallo scrittore inglese R.L. Stevenson, mi sono fatto avvolgere dall’atmosfera londinese, a tal punto di sentirne gli odori delle strade e del Tamigi, i rumori dei passi e dell’acqua, le luci dei lampioni e delle case di notte, il tutto ovattato dalla nebbia.

Subito mi son venuti alla mente immagini di Venezia, i rumori dei passi nelle calli buie, l’acqua dei canali, la sirena dell’acqua alta, il torpore delle luci dei palazzi e dei campielli. La nebbia londinese somiglia stranamente al “caigo” veneziano, a tal punto che le due città si possono fondere e confondere l’una con l’altra. E da qui è partita la mia rivisitazione di questo romanzo. Dalla bruma londinese escono il Dottor Jekyll e Mr Hyde e dal “caigo” veneziano sono usciti il Dottor Jacopo e Miss Heydi, Ottone e Tellurio, ma anche Teodolinda e Lucilla, Pantalone e Fontego.
A differenza di R.L. Stevenson, per lo spettacolo non ho voluto lavorare sul lato “cupo e malvagio” del protagonista, ma sul contrario del carattere del personaggio, sull’antinomia, sull’opposto.
Abbiamo affrontato le prove con l’intento di dare un senso a quest’ambivalenza dataci dal romanzo originale, utilizzando la chiave di lettura e di gioco della Commedia dell’Arte. Grazie a quattro brillanti attori, che prendono di petto questo tema interpretando, quasi in modo schizofrenico, il loro personaggio e il suo contrario, abbiamo fatto nostra questa storia. Ancora una volta il testo diventa solo un pre-testo per immaginare nuove situazioni, per parlare di temi attuali, per giocare e per divertirci con il pubblico e con la maschera, ovvero con le nostre personali “pozioni”, che ci permettono per il tempo dello spettacolo di diventare qualcun altro. (Benoit Roland)

 

SABATO 31 AGOSTO

ASOLO TEATRO

di Casella di Asolo (TV)

QUEO CHE RESTA DEI SETTE NANI

Commedia brillante di Massimo Valori

Traduzione in dialetto veneto di Franco Gigliello

Regia di Ermanno Perinotto

 

Certo nemmeno il Sig. Carlo, uomo coraggioso e risoluto, figlio di contadini e lui stesso infaticabile lavoratore della terra, poteva immaginare che aprire un agriturismo, per appoggiare la moglie Andreina, ottima donna di casa, ma troppo incline ad assecondare le suggestioni più mondane e moderne della pungente sorella Graziella, volesse dire rinunciare definitivamente a quel meraviglioso mondo ricevuto in eredità dalla sua famiglia e abbandonare la vita sincera della tradizione contadina, indissolubilmente legata ai ritmi e alle forze della natura. Ora, tutto ciò che gli rimane sono i suoi “sette nani”, piccole creature del “boschetto” che popolano la sua fantasia e la sua casa e che si animano via via con sempre minor forza scandendo inesorabilmente, con l’arrivo degli ospiti nell’agriturismo, il lento e progressivo distacco dalla vita semplice e spontanea verso le complicazioni e le assurdità delle moderne incomprensioni, del bieco affermarsi degli interessi e del tornaconto personali. Così, gli avventori, macchiette nevrasteniche e assurde ci immergono nella comicità delle loro manie e delle loro stravaganti personalità. Per fortuna, la sana voglia di ridere e di divertirsi, che appartiene alla cultura e all’indole di Carlo e dei suoi, mantiene sempre attivo il risvolto positivo di ogni vicenda e colora allegramente la nostra fin troppo imprevedibile vita.

 


 

BIGLIETTI  D'INGRESSO

INTERO € 9,00

RIDOTTO € 7,00

- SENIOR over 65 e JUNIOR under 18

- SOCI Amici del teatro cavaionese 2019

GRATUITO - Ragazzi con tessera FITA AMICI DEL TEATRO 2019  e  Bambini fino a 6 anni

Informazioni:

Franco – cel. 333 672 9961

Igino – cel. 338 300 4326

Emanuela – cel.  350 035 1721

www.teatrocavaion.it

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VOTAZIONE MIGLIOR COMPAGNIA TEATRALE

GRADIMENTO DEL PUBBLICO

Ogni spettatore presente alle rappresentazioni riceverà, assieme al biglietto d'ingresso,  una scheda di votazione che verrà ritirata al termine della serata.

La Compagnia che avrà ricevuto i maggiori consensi sarà invitata a partecipare con una nuova commedia anche alla successiva edizione dell'Estate Teatrale cavaionese e riceverà il

PREMIO

"LINA VICENTINI"

 
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